mercoledì 14 maggio 2014

ANCORA ARRESTI PER IL 9 DICEMBRE!

Nella mattinata di ieri, 13 Maggio, a Torino, sono scattati quattro arresti domiciliari e un obbligo di firma. Si tratta di misure cautelari eseguite dalla polizia di Torino nei confronti di cinque giovani, ritenuti responsabili degli incidenti avvenuti lo scorso 9 dicembre, in occasione della protesta, dilagata in tutto il paese e definita dai media dei Forconi.
Le accuse sono di resistenza e lesioni aggravate. Le misure sono state eseguite dalla Digos, e hanno colpito Tommaso Rebora, 23 anni, Simone Crapa, 22 anni, Giuseppe Fico, 23 anni e Simone Graziani di 20 anni. Una quinta persona, di 38 anni, accusata di violenza privata in concorso, è stata sottoposta all'obbligo di presentazione bisettimanale alla polizia giudiziaria.

Queste non sono né le prime né le uniche misure repressive messe in atto per colpire quello che è stato il 9 dicembre.
A parte i recenti arresti di Patrizia Badii e Lucio Chiavegato, secondo un'accusa giudiziaria interamente montata e costruita ad arte, ricordiamo anche le 20 misure cautelari avvenute tra Barletta e Andria nel gennaio scorso.
Noi riteniamo che il 9 dicembre sia stata una prima avvisaglia, una prima, timida spallata al regime, e che la prossima sarà più potente, meglio organizzata, e sbirri e magistrati non potranno fermarla.

Di seguito il comunicato del Collettivo Universitario Autonomo di Torino, il collettivo di cui fa parte Tommaso Rebora:


«A cinque mesi dal 9 dicembre polizia e magistratura hanno confezionato una risposta repressiva a quei giorni di rabbia e ribellione che hanno bloccato la città e fatto tremare diverse poltrone del potere torinese. Dopo la notizia di un paio di giorni fa della condanna a sei mesi ad un manifestante che aveva partecipato ai blocchi stradali di quei giorni di dicembre, questa mattina sono scattate le denunce per altre sei persone, quattro delle quali con misura cautelare degli arresti domiciliari e una con obbligo di firma. Tra di loro in particolare c’è Tommaso, militante del Collettivo Universitario Autonomo, che da anni si spende generosamente nelle lotte degli studenti ed ora è sottoposto agli arresti domiciliari con il divieto di comunicazione con l’esterno.

Il 9 dicembre e le giornate successive migliaia di torinesi (da diversi quartieri, lavoratori, disoccupati e studenti) hanno partecipato ai blocchi, hanno assediato il palazzo della Regione contro i politici che pensano solo alla loro poltrona e a fare favori ai loro amici potenti. Le strade di Torino sono state invase da una composizione eterogenea che ha gridato la rabbia di chi vive in una città che si impoverisce, di chi perde il lavoro o è strozzato dalle tasse, dei giovani che vedono nel futuro solo disoccupazione e miseria. Nella difficoltà di affrontare una situazione tanto estesa e variegata, la questura ha colpito solo un numero relativamente piccolo di persone riconducibili a collettivi, all’area antagonista o al mondo dello stadio, con l’intento di rappresentare quelle giornate come frutto di forze organizzate o della prevedibile natura criminogena di minoranze devianti e pericolose. D’altra parte proprio leggendo l’ordinanza di custodia cautelare si vede che cinque indagati su sei sono giovanissimi nati tra il 1990 ed il 1994, provenienti da diversi quartieri di Torino o dalla sua cintura, a testimoniare il ruolo di protagonisti avuto da tanti giovani che vivono un presente di merda e non vedono un futuro migliore. Non saranno queste misure cautelari che potranno fermare la voglia di lottare e lo dimostreremo l’11 Luglio in occasione del vertice europeo per la disoccupazione giovanile.

Non possiamo che esprimere solidarietà a chi è stato colpito da questi provvedimenti per aver espresso la propria rabbia ed aver lottato per cambiare le cose in un paese che sembra immobile di fronte allo schifo che politici, banche e potenti stanno facendo sulla nostra pelle!».

Tommi libero subito!

Liberi tutti!

Collettivo Universitario Autonomo – Torino

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