sabato 30 agosto 2014

QUESTA ECONOMIA UCCIDE

Nel pomeriggio del 26 agosto, un imprenditore edile di 54 anni, si è tolto la vita a Pianello, in provincia di Perugia.
La crisi economia e la mancanza del lavoro, hanno spinto l’imprenditore a farla finita impiccandosi.
All'inizio di questo mese, era toccato ad un 45enne, un barista di San Nicolò di Celle (Pg), anche lui toltosi la vita impiccandosi con una corda nel garage della sua abitazione.
Anche un 67enne di San Martino in campo si è ucciso per problemi economici, così come l'imprenditrice di Bastia, che il 23 agosto si è gettata dal ponte delle Torri di Spoleto.
Da un articolo sul Giornale dell'Umbria del 23 agosto, apprendiamo che:

«29000 sono i posti di lavoro bruciati in Umbria dal 2008, anno a cui si fa risalire l'inizio della Grande crisi».
Inoltre, si legge che 

«le assunzioni del primo trimestre 2014 nella nostra regione, pur superando le cessazioni dei rapporti di lavoro, non sono state abbastanza per invertire una tendenza che ha fatto segnare a marzo 2014 il tasso di disoccupazione più alto di sempre in questa regione: 12,6 per cento...
...Delle ottomila persone che hanno perso il posto nell'ultimo anno, 6mila erano lavoratori autonomi... si tratta spesso di partite Iva camuffate; nel senso che hanno un solo committente: lavoratori dipendenti mascherati da autonomi affinché sia più semplice liberarsene in caso di crisi, a prescidere da qualsiasi tutela prevista dallo Statuto dei lavoratori».
Altro elemento degno di nota è che, fra le figure professionali più ricercate, figurano braccianti agricoli, camerieri, badanti, bidelli e colf, ovvero occupazioni che creano assai poca ricchezza e sono per lo più a tempo determinato. Producono insomma occupati con redditi bassi e con pochissime sicurezze. Cosa che inevitabilmente si riflette in maniera non così positiva sull'economia più in generale.

La situazione economica in Umbria non è delle migliori, se consideriamo la drammatica situazione della storica fabbrica perugina della Nestlè, con 210 esuberi; le acciaierie di Terni, con 550 esuberi, e il rischio della decurtazione del 10% degli stipendi; il fallimento della Isrim; la Sgl Carbon di Narni, che abbandona l'Italia, per volere della Germania, lasciando 110 dipendenti alla ventura, la ex Merloni, la chiusura dei negozi storici del centro perugino e ternano e tantissime altre piccole e medie imprese, aziende, partite iva, che chiudono, gettando sul lastrico intere famiglie.


Solo 8 mesi fa, secondo le ricerche e i rapporti Eures e Link Lab, erano 800 le persone in Italia che, schiacciate dal peso dei debiti, o per la mancanza di lavoro, o perchè erano fallite le loro aziende, si sono tolte la vita.
In pochi mesi il dato è cresciuto. 
Quel che preoccupa è che le persone che si trovano al limite di sopravvivenza sono centuplicate.
Quante vittime ancora sono necessarie?
Come Marcia della Dignità, il 20 dicembre 2013, sfilammo con le fiaccole in mano per le vie di Ponte San Giovanni (Pg), una fiaccolata contro l'economicidio
La Marcia della Dignità non vuole più commemorare suicidi.
Lancia un messaggio a tutti: non siamo noi lavoratori impazziti, depressi, ammalati.
È questo sistema neoliberista che ha fallito, è questa economia che è malata!

Abbiamo il diritto e il dovere di lottare, per riprenderci la nostra sovranità, per tornare a decidere del futuro del nostro paese, salvaguardando il popolo lavoratore, vero motore del Paese.

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